Ma come può accadere che un piccolo coro non professionista di adulti e bambini venga prescelto per cantare nel luogo e nel tempo più sacro per tutta la Cristianità?
Tutto comincia dalla passione di un insegnante di musica e dall’amicizia di alcuni genitori nell’ambito di una scuola elementare milanese, l’Istituto Maria Consolatrice. Durante un pellegrinaggio nel 2009 avviene l’incontro tra Gabriele Oliveti, musicista e direttore del coro “Stella nova”, che coinvolge alunni e genitori, e Padre Armando Pietrucci, Francescano della Custodia di Terrasanta, Compositore, organista del Santo Sepolcro e Fondatore dell’Istituto musicale “Magnificat” di Gerusalemme (un piccolo miracolo in cui operano insieme alunni e insegnanti cristiani, ebrei e musulmani).
“Ci piacerebbe venire un giorno in Terrasanta a cantare...”, il maestro butta lì arditamente, e Padre Armando accoglie e rilancia la sfida: perché - ci dice - non trasformare questo vostro desiderio in “una singolare occasione di aiuto alla Terra Santa”?
Così, invece di chiederci di esibirci in un semplice concerto, ci propone di unirci alla Schola cantorum di Gerusalemme per fare servizio nella liturgia nella Settimana Santa e divenire con loro “i cantori e i custodi del Getsemani, del Calvario, del S. Sepolcro”.
La sfida viene accolta. Il coro si attiva subito per rispondere all’invito inatteso:
si moltiplicano le prove per imparare i pezzi gregoriani e polifonici che giungono di settimana in settimana direttamente da Gerusalemme.
Che scoperta questi canti, scaturiti dalla santità di una tradizione millenaria, eppure così attuali e vicini alle domande del nostro cuore oggi!
L’aereo ci aspetta il 20 Aprile: siamo 72 tra coristi e accompagnatori. Giungiamo in una città assediata da migliaia di pellegrini, dove le processioni si moltiplicano e si sovrappongono con caotica suggestività (quest’anno la Pasqua Ortodossa coincide con quella Cattolica).
Giovedì mattina nella basilica del Santo Sepolcro, tra mura segnate nei secoli dalle croci di soldati e pellegrini, iniziamo il nostro “servizio” insieme ai cantori di Gerusalemme: passiamo dall’Orto degli ulivi al Calvario e da lì alla tomba: lo stesso cammino umano di Cristo.
Una millenaria tradizione si dipana davanti ai nostri occhi, ed è resa attuale, carnale e viva nell’amicizia che ci lega e nei volti di amici vecchi e nuovi incontrati in questi giorni. Tommaso Saltini, dell’Associazione Pro Terra Santa, che è stato tramite dell’incontro iniziale, l’archeologa Carla Benelli, Padre Frederic Manns, noto biblista, che si offre con semplicità di accompagnarci a Gerusalemme e Nazareth, Padre Armando e i frati... tutti ci testimoniano cosa significa la paternità che scaturisca da una umanità nuova in Cristo.
E’difficile esprimere a parole quanto accade davanti ai nostri occhi e nel nostro cuore. Tanta è la commozione nell’essere qui, dove l’avvenimento più importante della storia è avvenuto: il “Caligaverunt” cantato al Getsemani e gli inni sul Golghota, dove tra breve la statua di Cristo verrà schiodata dalla croce e deposta nel lenzuolo, le decine di campanelli che tintinnano all’annuncio della Pasqua, con il sepolcro inondato di luce, mentre intoniamo l’Alleluia... sono ricordi indelebili: la chiesa non dimentica che siamo uomini, e abbiamo bisogno di segni sensibili.
Improvvisamente ci accorgiamo di essere “a casa”. I drammi e le contraddizioni di questo luogo sono enormi ma, come ci suggerisce Padre Manns, sono le stesse che albergano nel nostro cuore; la storia del mondo e quella di ciascuno di noi vivono lo stesso respiro, qui, ora, tutto viene ricompreso. Ci sarebbero tanti fatti, sguardi, volti da raccontare, ma il cuore di tutta questa avventura straordinaria in fondo è semplice.
Come gli apostoli siamo stati presi inaspettatamente e portati qui, ci è accaduta una cosa bella, la più bella della storia, noi, con semplicità, abbiamo detto di sì, portando quello che siamo, e niente è più come prima.
Un gruppo di genitori del coro “Stella Nova”
1 maggio 2011